Affermare che le condizioni climatiche presenti in alta montagna sono simili a quelle desertiche può sembrare azzardato. Ma così non è, perché l’intenso calore diurno, i periodi di siccità e il vento quasi incessante favoriscono una precoce evaporazione dell’acqua dai tessuti. Le piante alpine affrontano il problema dell’essiccamento ricoprendosi di folta peluria e sviluppando foglie piccole e carnose. La forma a cuscinetto è un’altra efficace difesa adottata: trattiene l’umidità, le foglie secche si decompongono in humus, resiste alla intemperie e con la sua robusta radice si ancora saldamente alle rupi.
I fiori, infine, che crescono nei ghiaioni, rischiano continuamente di essere sepolti dalle rocce o di essere portati via dagli stessi detriti in movimento. Sopravvivono grazie ad un groviglio di radici flessuose che coprono o penetrano il detrito, rendendolo più stabile e vincendo la sollecitazione meccanica. E, se ciò non bastasse, essi riescono persino, se ricoperti, a germogliare da altri punti, i cosiddetti “occhi dormienti”.
La flora alpina è soltanto un piccolo, ma indispensabile frammento dell'immenso e meraviglioso mondo naturale. E, se durante un'escursione, cediamo all’irrefrenabile tentazione di cogliere un fiore, non possiamo più ignorare che il nostro semplice gesto distrugge in un attimo un capolavoro della natura.
Dario Ferrandi
