Altre caratteristiche rendono la flora alpina unica ed affascinante. Il nanismo si manifesta in modo eclatante alle quote più elevate. Qui sarebbe impossibile trovare una vegetazione ad alto fusto a causa del forte vento e delle frequenti tempeste di neve; inoltre il periodo vegetativo, di soli due o tre mesi, non è sufficiente per la crescita di piante alte e legnose. Foglie e infiorescenze del salice nano, Salix herbacea, ad esempio, escono dal suolo soltanto durante il breve periodo di attività vegetativa.
La maggioranza delle piante alpine, a causa delle severe condizioni climatiche, non esaurisce il proprio ciclo vitale (germinazione, crescita, fioritura, maturazione del seme, morte) in un anno, perché manca il tempo necessario. La sopravvivenza, durante la lunga stagione invernale, è favorita dal manto nevoso, che permette il passaggio della luce e mantiene la temperatura del suolo quasi sempre al di sopra dello zero. Così molte piante, in una corsa contro il tempo, possono produrre le gemme già pronte per fiorire, appena la neve si scioglie.
Il fiore, si sa, è solo una parte della pianta. Nelle piante alpine, invece, il complesso fiorale, organo riproduttore, è talmente sviluppato in grandezza, colore e a volte anche in profumo, che si identifica erroneamente con la pianta stessa. La forte radiazione solare, solitamente nociva, in questa circostanza risulta vincente, poiché consente la produzione di ingenti quantità di zuccheri che si tramutato, mediante la sintesi, in intensi pigmenti. L’abbondanza di zuccheri viene, inoltre, sfruttata per lo sviluppo di fitte e profonde radici che garantiscono un saldo ancoraggio, ma anche un adeguato approvvigionamento idrico.
