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Naturaemagazine
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L'angolo di campo è ovviamente minore nei telemacro più lunghi; nella maggioranza dei casi, ciò costituisce un vantaggio non indifferente poichè, inquadrando una piccola porzione dell'ambiente naturale retrostante,  si ottengono immagini più “pulite” soprattutto con soggetti a ridosso di sfondi confusi. L'importanza dello sfondo nelle riprese ravvicinate è spesso sottovalutata: in linee generali, questo dovrebbe essere cromaticamente uniforme e senza evidenti elementi di distrazione. Adottare un diaframma apertissimo per sfuocare e rendere irriconoscibile lo sfondo non è sempre la soluzione migliore poiché occorre anche una sufficiente profondità di campo sul soggetto.  La maggiore distanza di lavoro nei macro-teleobiettivi lunghi (150-200mm) si fa apprezzare soprattutto nelle riprese di piccoli soggetti vivi (insetti, anfibi, rettili...) che, per indole o pericolosità, richiedono un approccio attento.
Non è assolutamente facile riprendere in natura un insetto con un obiettivo macro-standard e con un rapporto di riproduzione tra 1:2 e 1:1, poiché occorre portare l'ottica proprio a pochissimi centimetri dal soggetto. Per fare un esempio pratico con riferimento al sistema Nikon, al rapporto 1:1 l'obiettivo AF Micro-Nikkor 60mm f/2.8D ha una minima distanza di messa a fuoco di 21.9cm, mentre per l'AF Micro-Nikkor 200mm f/4D ED-IF, allo stesso rapporto, tale distanza sale a 50cm. La distanza di lavoro nei due casi è ovviamente minore, 7.1cm e 26.1cm, rispettivamente.
Questi pochi centimetri di differenza potrebbero teoricamente apparire ininfluenti, ma sul campo si dimostrano fondamentali. Con la flora non esistono naturalmente problemi di avvicinamento ma è sempre preferibile disporre di una certa distanza tra l'obiettivo di ripresa e il soggetto; ecco la mia personale predilezione per le ottiche macro medio-lunghe.

 

Copyright 2010 per il testo
Ioannis Schinezos
 
 

 

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