Spina: uguale difesa.
Spina: uguale dolore.
Spina: uguale tormento.
Spina: uguale rosa.
In realtà, dal punto di vista botanico, quelle delle rose, spine non sono! Sono semplici rilievi della corteccia rivestiti dall’epidermide e chiamate correttamente “emergenze”.
Le spine sono propriamente strutture acuminate, pungenti, che prendono origine dalla modificazione di organi o di loro parti. Possono essere foglie modificate, come avviene in molte cactacee. Oppure, è questo il caso di diverse euforbie e altre cactacee, sono rami modificati.
E la loro funzione? Diversissime per forma, lunghezza, spessore e colore, le spine, riducendo la superficie fogliare, rappresentano un mirabile adattamento per limitare la traspirazione della pianta e la conseguente perdita d’acqua nelle specie che vivono in ambienti desertici, ecosistemi dove questo elemento rappresenta spesso una preziosa e rara risorsa.
In più, riflettono la luce, convogliano sulla pianta l’acqua di condensa e costituiscono un’efficace difesa contro gli erbivori.
Parlando della bellezza delle piante, la mente corre subito ai fiori, ai loro colori, alla loro appariscente e complessa struttura, oppure alle foglie, così eterogenee per forma e sfumature di verde, o ancora ai disegni astratti che adornano molte cortecce. Raramente si pensa alle spine, strutture tutto sommato “umili”. Ma la bellezza spesso si nasconde nelle piccole cose, in cose sfuggenti, in cose apparentemente insignificanti. Abituati a vedere ma non osservare, anche in natura ci soffermiamo con approssimazione su quello che seduce per primo il nostro sguardo, tralasciando i particolari nascosti.

