Estratto dal capitolo “Uccelli e mammiferi”
L’appostamento
Mentre nella ricerca vagante il fotografo è in grado di pianificare marginalmente le proprie riprese ed è lui che deve localizzare i soggetti, nell’appostamento sono questi ultimi che, svolgendo la loro normale attività, si accostano ignari al nascondiglio. È questo il metodo migliore per affrontare le riprese degli animali poiché permette di conseguire risultati difficilmente ottenibili con un approccio diretto.
Il nascondiglio è classicamente costituito da un piccolo capanno con struttura portante assemblabile e copertura mimetica in tessuto. Alcune aziende offrono diversi modelli specifici per la fotografia in natura, con aperture adatte ai teleobiettivi e diverse feritoie di osservazione; hanno peso contenuto e il loro montaggio è facile e rapido. Utilizzando invece i capanni da caccia, è necessario effettuare alcune modifiche come allargare e aggiungere tessuto o tulle mimetico alle aperture esistenti, aprire fori di osservazione supplementari, eccetera.
Oltre ad adattare il capanno nel migliore dei modi all’ambiente circostante, particolare attenzione va rivolta alla stabilità dell’insieme, soprattutto quando si prevedono appostamenti a lungo termine. Prima di cimentarsi con le riprese, è bene che si acquisisca una certa dimestichezza nell’erigere velocemente il capanno. Se si intende riprendere specie particolarmente elusive, è opportuno che gli animali familiarizzino con la presenza del capanno nel proprio territorio; basterà perciò lasciarlo già eretto sul posto, qualche giorno prima dell’inizio dell’appostamento.
Oltre all’attrezzatura necessaria per la ripresa, dentro il capanno va portato un piccolo seggiolino regolabile in altezza e, quando il caso lo impone, cibo e acqua. A seconda della stagione, vanno privilegiati gli alimenti solidi o liquidi. Se si opera in ambienti aridi con temperature elevate, l’acqua è realmente indispensabile. Non bisognerebbe trascurare queste necessità personali, poiché difficilmente si potrà rimanere concentrati per ore se si ha freddo, caldo o fame.
Per quanto riguarda i soggetti, le riprese da appostamento possono essere generiche o specifiche. Non esistono problemi particolari nel primo caso: il capanno va posizionato presso un’area ben frequentata da uccelli, una palude ad esempio, e solitamente si riescono a scattare delle buone immagini anche in un arco di tempo relativamente breve. Un altro esempio dello stesso tipo di appostamento è quello che si effettua presso radure boschive o pozze d’abbeverata.
Nel secondo caso, l’attenzione è esclusivamente concentrata su un’unica specie e in questa categoria rientrano le riprese d’appostamento presso i nidi degli uccelli. È indispensabile qui sottolineare l’estrema prudenza con la quale vanno impostate e realizzate queste riprese, per non diventare complici o responsabili di un insuccesso riproduttivo. Un appostamento imperfetto, continui disturbi sonori, un fotografo inesperto o poco incline alla calma, sono cause che possono facilmente indurre all’abbandono del sito riproduttivo. Questo vale soprattutto con uccelli sensibili a interferenze esterne come i rapaci. Particolarmente delicato risulta il periodo che precede di poco la deposizione delle uova, quello della cova e quello dei primi giorni d’allevamento dei pulcini, quando questi necessitano di cure assidue. Va inoltre rammentato che il ritmo d’accrescimento dei giovani e la loro permanenza nel nido è molto variabile a seconda della specie.
L’idonea collocazione del capanno è cruciale; oltre che tener conto delle abitudini della specie interessata (i luoghi di posa, di passaggio e di riposo), della topografia della zona e delle esigenze tecniche di ripresa (distanza, lunghezza focale dell’obiettivo e visibilità verso l’area interessata), è necessario valutare le condizioni d’illuminazione durante il corso dell’appostamento.
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