Il libro si rivolge non solo a coloro che intendono formarsi seriamente in questa disciplina ma anche a fotografi esperti che desiderano completare le loro conoscenze in un particolare settore di ripresa. Il lettore troverà tra queste pagine non solo tecnica ma anche molta “natura”; è una precisa scelta dell’autore convinto che tra il fotografo e l’ambiente si debba creare un rispettoso, pacifico e armonioso rapporto. Nessun fotografo sarà in grado di trasmettere lo “spirito” di un paesaggio o ritrarre un animale se non entra in completa sintonia con i propri soggetti.”
Estratto dal capitolo “Problemi sul campo”
Agenti corpuscolari (salsedine, polvere, sabbia...)
Operando a lungo e in presenza di forte vento nella fascia litoranea prossima alla battigia, è necessario proteggere apparecchi e obiettivi dalle nuvole di sabbia e dall’aerosol salino con custodie flosce impermeabili o, più semplicemente, con sacchetti di plastica.
Il cambio degli obiettivi dovrebbe avvenire in un luogo riparato o comunque sottovento. Sarebbe questo anche il caso di anteporre all’obiettivo un filtro di protezione UV o Skylight. La sospensione salina non rimossa si deposita a strati sull’apparecchiatura e può provocare l’ossidazione dei contatti elettrici con malfunzionamenti di vario tipo.
Allo stesso modo, in ambienti desertici, sabbia e terra (soprattutto se di consistenza farinosa) possono diventare un incubo penetrando praticamente dappertutto e creare danni ai sistemi di messa a fuoco, alle lenti e ai contatti elettrici. Oltre che tenere il materiale non in uso in borse a tenuta ermetica, è consigliabile avere sempre a portata di mano un buon pennello a setole morbide per rimuovere la terra depositata sugli apparecchi; a fine giornata occorre comunque effettuare un’accurata pulizia di ogni singolo componente dell’attrezzatura.

