Albeggia; un leggero brivido mi percorre la schiena e non posso fare a meno di pensare che solo fra un paio d'ore il caldo sarà insopportabile sul greto asciutto del torrente della media pianura friulana in cui mi trovo.
Sono qui alla ricerca dell'occhione (Burhinus oedicnemus), un uccello particolare, sia per le caratteristiche anatomiche che comportamentali, che ha eletto questi luoghi, e più in generale la zona dei magredi friulani, come suoi siti di nidificazione.
Magredi: il dizionario li definisce come "terreni alluvionali molto permeabili e poveri di vegetazione, tipici della pianura friulana"; si tratta di terreni generalmente aridi, proprio a causa della loro permeabilità, che l'uomo ha sempre cercato comunque di sfruttare riducendo lo spazio vitale di molte specie animali e vegetali, tra cui anche quello del "nostro" protagonista.
A differenza degli altri rappresentanti dell'ordine dei caradriformi, che normalmente prediligono gli ambienti umidi, l'occhione è legato alle zone aride, steppiche e desertiche; alle nostre latitudini lo si può trovare sulle rive e sulle dune sabbiose, sulle colline brulle, nelle brughiere, nei pascoli, nei terreni pietrosi, negli incolti, nelle zone scoperte povere di cespugli, nei greti di fiumi e torrenti, ed alle volte anche nella campagna coltivata.
Localizzarlo è un'impresa tutt'altro che facile; ore ed ore col binocolo che vaga puntato sul "nulla". Ma all’improvviso, appare un "dosso" appena più diverso da ciò che lo circonda; la sensazione di un "sasso" impercettibilmente più bruno che lentamente si materializza e prende forma; poi il passaggio su un piccolo avvallamento o l'appiattimento al suolo e nuovamente sparisce, quasi assorbito dal terreno.
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