Rispetto alla distanza di messa a fuoco, la working distance è più significativa per il fotografo naturalista interessato a riprendere soggetti diffidenti sul campo.
Qualcuno obietterà a questo punto che le due grandezze sono in qualche modo correlate: all’aumentare dell’una aumenta anche l’altra. Questo è generalmente vero, ma occorre fare attenzione con gli schemi ottici a lenti flottanti dei moderni obiettivi. In Tabella 1 sono riportati i valori delle distanze di messa a fuoco e di lavoro per vari obiettivi macro.
I dati mostrano che poter lavorare con WD pressoché doppie rispetto a un macro da 55-60mm rende i medio-tele macro (100-105mm) sicuramente preferibili per il fotografo naturalista anche se i moderni obiettivi a lenti flottanti perdono working distance rispetto ai vecchi macro di stessa lunghezza focale nominale quale, ad esempio, il Micro-Nikkor 105mm f/4. Alcuni costruttori (Canon, Nikon, Pentax, Sigma) propongono obiettivi con lunghezza focale 180-200mm in grado di ottenere rapporti di ingrandimento fino a 1:1 senza accessori. Sono obiettivi di progettazione moderna che fanno ricorso a lenti flottanti. Il primo obiettivo di questa generazione è stato il Micro-Nikkor AI 200mm f/4 IF, presentato nell’agosto 1978.
I dati di WD evidenziano chiaramente che un tele macro di 180-200mm rappresenta la scelta migliore per ridurre il rischio di fuga di soggetti diffidenti. Anche la possibilità di fotografare una vipera con R = 1:2 da 70 cm di distanza (invece dei 40 cm di un moderno AF 105mm macro) rappresenta un indubbio vantaggio.
Questi tele macro hanno prezzi e ingombri sensibilmente maggiori dei medio-tele macro. È questo lo scotto da pagare per lavorare più distanti dal soggetto senza sacrificare troppo la luminosità dell’immagine nel mirino.
Occorre però ricordare che il minore angolo di campo inquadrato di queste ottiche consente di isolare di più il soggetto rispetto allo sfondo e di posizionare i flash con maggiore libertà.
