Torniamo ora alla tecnica. Le leggi dell'ottica geometrica ci insegnano che il rapporto di riproduzione aumenta all'aumentare della distanza, t, tra obiettivo e piano sensibile e/o diminuendo la lunghezza focale, F, dell'obiettivo, in accordo con la seguente relazione fondamentale:
La grandezza t viene chiamata tiraggio. Gli obiettivi macro consentono un cospicuo aumento di t grazie al particolare elicoide di messa a fuoco. Ma usano anche altri trucchi, facili da smascherare e di cui parleremo nel prossimo paragrafo.
OBIETTIVI MACRO
Le dimensioni di un oggetto ripreso a distanza infinita risulteranno “nulle” su pellicola. Il valore di R quando l’obiettivo è focheggiato all’infinito è dunque zero. L’equazione [2] ci dice che se R = 0, il tiraggio coinciderà con la focale (t = F); in altre parole, il tiraggio di un obiettivo è uguale alla sua focale quando l’obiettivo è focheggiato all’infinito. Ruotando la ghiera di messa a fuoco, le lenti vengono spostate in avanti e il tiraggio aumenta, assumendo valori maggiori della lunghezza focale. Questo fatto consente all’obiettivo di proiettare sul piano sensibile immagini di una qualche dimensione (e quindi R > 0) di soggetti posti a distanze finite. Minore la distanza del soggetto, maggiore sarà il tiraggio per metterlo a fuoco sul piano sensibile e maggiore sarà la dimensione della sua immagine su detto piano. Inoltre, maggiore è la focale (F) dell’obiettivo, maggiore deve essere il tiraggio (t) per avere lo stesso ingrandimento (R). Queste sono le cose che ci dice l’equazione [2] nella sua elegante semplicità!
Ora, tutti gli obiettivi devono aumentare R, da zero (quando sono focheggiati all’infinito) fino alla mdf (dove R è compreso perlopiù tra 0,1 e 0,3 X). Gli obiettivi macro riescono a focheggiare a distanze ancora più ravvicinate grazie a cospicui aumenti (o allungamenti) del tiraggio. In tal modo, il loro valore massimo di R è compreso tra 1:2 (0,5 X) e 1:1 (1 X) in funzione dell’obiettivo macro.
