. .

Naturaemagazine
è una rivista online di Fotografia naturalistica

Direttore editoriale
Ioannis Schinezos

Web design
Gianni Triggiani
Loriana Martin

Aspetti legali

76f64d9adeacd8ea0b7834fda4b8ed25
B80c6be237bda0f09f3c7372f75f7289

Quando ero giovane, e quindi mi riferisco - ahimé - a decenni fa, la prima fotocamera reflex che si acquistava era corredata di un obiettivo 50mm. Molti tra coloro che in questo momento mi leggono avranno lo stesso ricordo. A quell’obiettivo poi abbinavamo, col tempo, un grandangolare (tipicamente un 24 o un 28 mm) e un medio tele (105 o 135mm). Oggi, anche grazie ai progressi che si sono ottenuti nella progettazione e nei processi di produzione, le fotocamere vengono spesso vendute in kit, corredate di obiettivi zoom che coprono un intervallo di focali che spaziano dal grandangolare al medio-tele.
Tutti questi obiettivi potevano (e possono) focheggiare a distanze che corrispondono più o meno a 5-15 volte la loro lunghezza focale. Ad esempio, i normali obiettivi da 50mm focheggiano, in base ai modelli, a 45-60 cm.
Un grandangolare di 28mm di focale mette a fuoco dall’infinito sino a circa 25-30 cm. Qualcuno riesce a focheggiare sino a 20 cm, ovvero ad una distanza pari a 7 volte la sua lunghezza focale.
Un teleobiettivo da 135mm ha una minima distanza focheggiabile (che da qui in avanti indicheremo con mdf) superiore a un metro. E così via.
In altre parole, un 24mm, un medio-tele da ritratto o uno zoom non consentono di focheggiare a distanze particolarmente ravvicinate. E poco si prestano, così come tolti dal loro imballo e innestati sul bocchettone della nostra fotocamera, a riprese ravvicinate o “macro”. Ciò è semplicemente dovuto al fatto che non è facile correggere le aberrazioni ottiche in un intervallo molto esteso di distanze di messa a fuoco. Proprio per questa ragione, lo sviluppo e la progettazione di un obiettivo “macro”, ossia di un obiettivo che consenta di focheggiare alle corte distanze, deve prevedere schemi ottici più complessi e costosi dei corrispondenti obiettivi “non macro” di pari focale. Ciononostante, buone immagini a distanza ravvicinata possono ottenersi con obiettivi "normali" (ossia non-macro), anche zoom, purché accettiamo una perdita di definizione, soprattutto ai bordi dell'immagine. Fortunatamente, a differenza dei lavori di riproduzione di soggetti piani, nella macrofotografia naturalistica la qualità ai bordi non è altrettanto fondamentale e possiamo ottenere ottime immagini a distanza ravvicinata anche senza usare un obiettivo macro. Sui prossimi numeri di Naturaemagazine vedremo come.
Finite le premesse, precisiamo quali sono le finalità di questo ciclo di articoli con cui iniziamo su questo numero del webzine diretto da Schinezos. Per prima cosa analizzeremo le caratteristiche degli obiettivi macro, con particolare riguardo al loro uso nella fotografia naturalistica. Poi cercheremo di capire come usare la nostra attrezzatura per ottenere inquadrature a distanza ravvicinata anche se non possediamo un obiettivo specificamente dedicato a ciò. Infine daremo dei suggerimenti su un uso ragionato della luce e di altri accessori.
Incontreremo un po’ di matematica, ma di livello tale che chiunque potrà, se vorrà, risolvere i semplici problemi che incontreremo usando una calcolatrice tascabile (anche quella del vostro telefonino va bene!).

 

pagine 1 2 3 4 5 6 7 8