I dati di Tabella 1 ci suggeriscono come le ottiche grandangolari rovesciate siano il mezzo migliore per ottenere ingrandimenti maggiori di 1X, quali quelli necessari per fotografare gli sporangi di una felce o le variopinte scaglie delle ali di una farfalla.
Unico inconveniente, la modalità di lavoro stop-down. Ciononostante, la macrofotografia richiede una certa calma, l'uso del cavalletto e, auspicabilmente, di una slitta di messa a fuoco. E allora possiamo anche perdere qualche secondo in più per chiudere il diaframma dopo aver messo a fuoco.
Tabella 1
| Lunghezza focale | ingrandimento con ottica rovesciata | distanza di lavoro |
| 20 mm | 3,2 - 3,4 X | ~ 4 cm |
| 24 mm | 2,5 - 2,6 X | ~ 4,5 cm |
| 28 mm | 2,0 - 2,2 X | ~ 5,5 cm |
| 28 mm (con 50 mm di allungamento) | ~ 4 X | ~ 4,5 cm |
| 35 mm | 1,4 - 1,6 X | ~ 6 cm |
| 50 mm | ~ 1 X | ~ 10 cm |
| 50 mm (con 50 mm di allungamento) | ~ 1,8 X | ~ 7 cm |
Infine, si può aumentare ulteriormente l'ingrandimento fornito da un obiettivo invertito aumentandone il tiraggio con un soffietto o, più semplicemente, con dei tubi di prolunga. In questo caso, l'ingrandimento risultante potrà essere stimato, con un errore del 15-20 %, tramite la seguente relazione:

in cui F è la lunghezza focale dell'obiettivo e ζ è l'intera distanza obiettivo-pellicola, ovvero la somma del tiraggio proprio della fotocamera (ad esempio 46,5 mm nel caso di Nikon), dello spessore dell'anello di inversione e della lunghezza dei tubi di prolunga. Quindi un 28 mm rovesciato su un tubo di 50 mm darà un ingrandimento:

avendo assunto uno spessore di 5 mm dell'anello di inversione. Questo valore è in discreto accordo con quello reale (~ 4 X), riportato in Tabella 2.