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Naturaemagazine
è una rivista online di Fotografia naturalistica

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Il soffietto rappresenta la soluzione classica ma peso e ingombro (oltre che prezzo) ne fanno uno strumento a cui ricorrere solo per applicazioni molto specialistiche.

Un'altra alternativa
La maggior parte degli obiettivi per 35 mm sono realizzati con schemi ottici asimmetrici e sono progettati per dare il massimo delle prestazioni a distanze superiori a 30-40 cm. Infatti, i normali obiettivi sono concepiti per essere utilizzati in condizioni tali per cui la distanza tra la lente posteriore e la pellicola sia minore della distanza tra lente frontale e soggetto. Se aumentiamo il tiraggio, questa condizione si ribalta. L'ottica viene allontanata dalla fotocamera e la distanza obiettivo-soggetto diventa inferiore alla distanza obiettivo-pellicola. La qualità dell’immagine prodotta tende quindi a deteriorarsi quando l'obiettivo è "costretto" (mediante tubi o soffietto) a lavorare in condizioni diverse da quelle previste in fase di progettazione.
Quindi, in linea di principio, la resa ottica dell'obiettivo può migliorare qualora questo venga montato in posizione invertita, con la lente posteriore rivolta verso il soggetto. Per rovesciare l'obiettivo occorre un anello di inversione con attacco a baionetta (da accoppiare alla fotocamera) e filettatura a vite maschio da avvitare sul frontale dell'obiettivo, come fosse un filtro (v. Fig. 1).

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In tal modo, ovviamente, si perde l'automatismo del diaframma, ma questo è quel che capita normalmente lavorando con il soffietto. Occorrerà quindi focheggiare a tutta apertura e chiudere il diaframma solo prima dello scatto. Alcuni fabbricanti hanno un sistema di scatto flessibile a due cavi. Un cavo si collega all'apposito attacco sul corpo macchina. L'altro si collega al soffietto (qualora ne sia prevista la possibilità) o ad un anello (quale il Nikon BR-6) che permetta di chiudere il diaframma pre-impostato solo al momento dello scatto (v. Fig. 2).
L'ottica rovesciata può essere montata non solo sul soffietto, ma anche direttamente sulla fotocamera. In questo caso, il rapporto di ingrandimento è fisso (a poco o a nulla serve la ghiera di messa a fuoco), ed è dettato principalmente dalla lunghezza focale dell'obiettivo. In Tabella 1 sono riportati i valori dei rapporti di ingrandimento, R, ottenibili con ottiche rovesciate e applicate direttamente alla fotocamera. La medesima tabella mostra anche i valori, piuttosto ridotti, della distanza di messa a fuoco.
Per ciascuna focale, è indicato un intervallo di valori dell'ingrandimento ottenibile poiché questo può variare leggermente in funzione del particolare schema ottico dell'obiettivo. Ad esempio, la Nikon dichiara che gli ingrandimenti che si hanno rovesciando l'AF 28/2.8 D e l'AI-S 28/2 sono, rispettivamente, 2,0 X e 2,2 X. Questi valori sono pressoché indipendenti dalla rotazione della ghiera di messa a fuoco, che dunque consiglio di tenere su ∞.

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