Un tele macro consente, pertanto, non solo di avere una maggiore distanza di lavoro rispetto ad un macro di 50-60 mm di focale, un angolo di campo inquadrato più stretto ed uno sfondo più uniforme, con meno elementi di distrazione, ma fornisce anche una profondità di campo leggermente maggiore. È chiaro quindi perché gli obiettivi macro di 180-200 mm di lunghezza focale rappresentino la scelta preferita dei fotografi naturalisti, mentre quelli di 50-60 mm sono i più adatti per i lavori di riproduzione di soggetti piani.
LA MACRO AMBIENTATA
Macro ambientata: due parole di senso opposto, come silenzio assordante. Quando accostiamo parole di senso opposto, nella medesima espressione, si crea un ossimoro. Dal greco oxýmõros, composto di oxýs ‘acuto’ e mõrós ‘sciocco’. Il termine ossimoro, dunque, indica un’espressione acuta sotto un’apparente stupidità. Il senso del dettaglio, colto da distanza ravvicinata, e dell’ambientazione convivono nell’espressione ‘macro ambientata’. Non è un’espressione grottesca, sciocca. Molti soggetti “piccoli”, dai rettili ai fiori, dagli insetti ai funghi possono essere ripresi mostrando il contesto ambientale in cui vivono, il loro habitat.
Spesso utilizziamo un’ottica grandangolare (fissa o zoom) per la fotografia di paesaggio, ma essa può rappresentare un interessante strumento per la ripresa di piccoli soggetti. Se non si dispone di un obiettivo di corta focale con messa a fuoco particolarmente ravvicinata (quale lo Zeiss Distagon T* 25 mm f/2,8 o il vecchio Sigma AF 24mm f/2.8 macro), basta un corto tubo di prolunga per accedere a nuove prospettive. Con il grandangolo possiamo riprendere una determinata specie inserendola nel proprio ambiente. Si tratta in definitiva di una foto di paesaggio in cui uno specifico soggetto risalta in primo piano. La difficoltà di questo tipo di ripresa sta proprio nell'organizzare l'immagine in modo che l'osservatore veda esattamente ciò che noi vogliamo che veda, badando a ridurre al minimo gli elementi di distrazione. A tal proposito segnalo il libro “The Smaller Majority” di Piotr Naskrecki dove, oltre a splendide macro di insetti, rettili e anfibi, troviamo alcune meravigliose immagini di ambientazione dei medesimi soggetti: da non perdere!
CONCLUSIONI
Siamo giunti al termine di questo ciclo di miei contributi su Naturae e relativi alla ripresa a distanza ravvicinata. Mi auguro che vi siate fatti un’idea su quali tecniche, accessori, illuminazione si possano usare per riprendere il vasto microcosmo che ci circonda e che arricchisce ogni ambiente naturale.
Vorrei però concludere con le parole che scrissi anni fa, su una nota rivista, in fondo ad un mio articolo sulla ripresa dei colori autunnali: “… portiamo con noi la nostra sensibilità. Non pesa e non occupa spazio nello zaino. Tra l'obiettivo e il dito che preme sul pulsante di scatto c'è la nostra mente. Ciò fa sì che la qualità dell'immagine finale dipenda, e dipenderà sempre, soprattutto da noi”.
Questa consapevolezza non ci deve mai abbandonare.
(www.naturephoto.it)
Copyright per le immagini Riccardo Polini
(salvo dove specificato)
