Nei precedenti articoli (Parte I e Parte II di “Naturalmente vicini”) abbiamo esaminato i concetti di base che permettono di entrare nell’affascinante mondo della macrofotografia, e abbiamo analizzato le principali caratteristiche degli obiettivi macro e degli aggiuntivi di più comune e semplice impiego sul campo (tubi e lenti addizionali).
In questo terzo incontro parleremo della luce, ovvero di ciò che ci consente di scrivere sulle nostre tavolozze (pellicole o sensori). Quindi parleremo di accessori quali treppiedi, teste e altro.
Quale luce?
L’illuminazione rappresenta un aspetto particolarmente critico della fotografia a distanza ravvicinata.
Quando lavoriamo a ingrandimenti tipici di questo genere di riprese, le vibrazioni della nostra mano risultano amplificati e la semplice regola per cui si può scattare con un tempo (in secondi) pari all’inverso della lunghezza focale (in mm) del nostro obiettivo non garantisce più immagini nitide. Inoltre, la scarsa profondità di campo e la ricerca della massima definizione inducono il fotografo a usare diaframmi piuttosto chiusi (anche se immagini evocative possono aversi impiegando le maggiori aperture).
Tutto ciò implica che se scattiamo con luce naturale e pellicole di bassa sensibilità (50 o 100 ISO) o sensori alla sensibilità base (100 o 200 ISO), i tempi di scatto saranno piuttosto lunghi e dovremo usare necessariamente un solido supporto. Oppure dovremo utilizzare la luce flash, sfruttandone la breve durata del lampo.
Luce naturale
La luce naturale del primo mattino o del tardo pomeriggio è la migliore. Buona anche la luce morbida delle giornate coperte.
Poiché la macrofotografia richiede l’uso di basse sensibilità (sia della pellicola, sia in digitale, al fine di registrare i dettagli più fini minimizzando la grana o il rumore) e diaframmi chiusi (per avere un minimo di profondità di campo), la ripresa in luce naturale richiede l’uso di un treppiedi e l’immobilità del soggetto. Il treppiedi inoltre è uno strumento che ci costringe a rallentare l’esecuzione della foto, permettendoci così di curare di più l’inquadratura.
Al primo mattino l’aria è in genere più calma e ciò rappresenta un ulteriore vantaggio per le riprese in luce naturale: buona “qualità” della luce e minor rischio di vento.
In presenza di luce più “dura”, con ombre chiuse, possiamo continuare a fotografare purché ci preoccupiamo di schiarire tali ombre, usando un pannello riflettente. L’industria fotografica ne produce di vari tipi e dimensioni.
I più comodi sono di forma circolare e pieghevoli. Sono realizzati con una intelaiatura metallica flessibile, su cui è tesa una stoffa. L’intelaiatura può ripiegarsi su se stessa riducendo il diametro del pannello una volta chiuso. Il peso di un pannello di questo tipo è limitato, come il suo ingombro.
