A questo punto possiamo calcolare il nuovo valore di R quando l'obiettivo è accoppiato al tubo da 50 mm ma focheggiato non più su ∞, bensì alla minima distanza focheggiabile:

Pertanto, con un tubo di 25 mm e un "normale" 50 mm possiamo fare riprese a distanza ravvicinata con rapporti di riproduzione compresi tra 1:2 e 1:1,55. Per arrivare ad 1:1 con un obiettivo di 50 mm basterà aumentare il tiraggio della stessa quantità (50 mm, v. Fig. 1).
Il maggior ingrandimento che i dispositivi di allungamento del tiraggio consentono (tra cui i soffietti, che possiamo considerare come dei tubi di prolunga a lunghezza variabile) comporta una diminuzione di luminosità, una “perdita di luce”. Ciò è dovuto al cammino aggiuntivo che i raggi di luce devono percorrere all’interno dei tubi, perdendo intensità luminosa prima di giungere sul supporto sensibile. Di conseguenza, il diaframma “effettivo” , f eff, non è più quello impostato, ma è come se fosse più chiuso, meno “luminoso”. Esso dipende dal rapporto di ingrandimento e dal grado di asimmetria dello schema ottico dell’obiettivo, definito dal fattore pupillare, P:

In questa relazione, f è il diaframma impostato sull’obiettivo. Per obiettivi a schema ottico simmetrico, quale un “normale” 50 mm, P è uguale a 1 e il diaframma effettivo è feff = fx(1+R); scattando dunque a 1:2 perdiamo uno stop di luminosità; a 1:1 se ne perdono due.
E la distanza di messa fuoco? Ebbene, la distanza di messa a fuoco, D, è stimabile con buona approssimazione con l’equazione seguente:

L’equazione [6] ci permette di calcolare rapidamente che, per un 50 mm che lavori a ingrandimenti pari a 1:2 e 1:1,55, la distanze di messa a fuoco sono rispettivamente pari a 22,5 e 21 cm.
Se non abbiamo nel nostro corredo un 50 mm, ma un medio tele da ritratto (ad esempio un 100 mm), potremmo pensare di usare lo stesso tubo (25 mm) per fare macrofotografia. Ma resteremmo un po’ delusi. Infatti, un 100 mm con un tubo lungo 25 mm darà un ingrandimento R = Δt/F = 25/100 = 0,25 (1:4). Si tratta di un ingrandimento pari alla metà di quello che otteniamo con lo stesso tubo e il 50 mm. Se volessimo ottenere un ingrandimento 1:2 con un 100 mm dobbiamo usare 50 mm di allungamento; con un 200 mm dovremmo usare ben 10 cm di allungamento! Questi esempi dimostrano che con i teleobiettivi non è conveniente usare i tubi di prolunga a causa del notevole incremento di tiraggio che tali obiettivi richiedono per fare macrofotografia.
Esiste allora una via alternativa?
