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Naturaemagazine
è una rivista online di Fotografia naturalistica

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Ioannis Schinezos

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Nota: Da questo numero di Naturae iniziamo la pubblicazione a puntate di un approfondito testo di Riccardo Polini sulla teoria della ripresa ravvicinata. Se è vero che spesso siamo interessati esclusivamente alle tecniche applicative, è altrettanto stimolante cercare di andare oltre, capire i principi sui quali esse si fondono e approfondire alcuni concetti basilari. Il contenuto degli articoli non è sempre semplice e richiede un minimo di attenzione e di partecipazione attiva da parte del lettore, tuttavia – credeteci –
non sarà fatica sprecata.
Buona lettura
Ioannis S.

Introduzione
La documentazione fotografica dell’ambiente naturale non può fare a meno della ripresa di soggetti “piccoli”. La ripresa di specie meno appariscenti di un leone o di un aquila, di un pino loricato o di un baobab, non è meno importante per una completa documentazione di un ambiente o per mostrare le complesse relazioni che intercorrono tra specie e specie, o tra specie e habitat.
Inoltre, le immagini riprese a distanza ravvicinata esercitano un certo fascino in quanto mostrano ciò che difficilmente riusciamo a vedere nella nostra esperienza quotidiana. Tempo fa un’azienda leader del mercato fece un’indagine da cui risultò che la maggior parte delle persone scatta fotografie ad una distanza sempre maggiore di un metro e mezzo dal soggetto. Solo una percentuale trascurabile scatta a distanze inferiori ai 60 centimetri. Ciò fa sì che è estremamente probabile che una foto “macro” attiri l’attenzione di un osservatore medio. Se mostrate le vostre immagini a qualcuno, questo potrà essere maggiormente annoiato dall’ennesimo “bel panorama”, piuttosto che da una bella macrofotografia. Esiste un intero universo in un ettaro di prato o di bosco, e solo con un sistema in grado di effettuare riprese a distanza ravvicinata possiamo tentare di produrre immagini di questo mondo.
Pertanto, la ripresa a distanza ravvicinata rappresenta da un lato un modo di rappresentare alcune componenti importanti, talvolta uniche, di un ambiente naturale, dall’altro uno strumento che amplia le possibilità creative del fotografo, con accresciute opportunità di realizzare immagini evocative, direi  “astratte” pur restando il vincolo della fisicità del soggetto ripreso (mi sto ovviamente e volutamente disinteressando agli astrattismi che possono introdursi con le tecniche di fotoritocco).

 

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