I comandi principali sono concentrati sostanzialmente sul lato sinistro dell’obiettivo: due per la messa a fuoco ed uno per il sistema VR. Il selettore in alto presenta due posizioni, M/A e M: nella prima è attiva la funzione AF con possibilità tuttavia di una correzione manuale, mentre nella seconda si opera esclusivamente in MF. Il selettore intermedio riguarda la funzione AF in due range di distanze (infinito – 0.314m, oppure infinito – 0.5m) allo scopo di rendere più veloce la ricerca a seconda della posizione del soggetto. Il terzo selettore controlla l’attivazione / disattivazione del sistema VR. La distanza minima di messa a fuoco alla quale è raggiunto il rapporto di riproduzione 1:1, è di 31.4cm. La distanza di lavoro a tale ingrandimento scende a 8cm circa, poiché considera ovviamente l’ingombro dell’obiettivo e del paraluce.
La finestrella posta superiormente indica il rapporto di riproduzione raggiunto in determinate distanze riferite in m/ ft. Del tutto inservibile invece l’indicazione per la profondità di campo incisa sull’obiettivo (per il solo diaframma f/32 peraltro!!).
Occorre precisare che la luminosità f/2.8 rimane realmente tale solo per le riprese all’infinito; in pratica, con l’aumentare del rapporto di riproduzione vi è una progressiva diminuzione della luminosità fino a toccare quasi il valore f/5.6 a 1:1. L’esposimetro tiene automaticamente conto di tutto ciò e lo indica nei dati del display, ma di fatto l’immagine ricavata ha le peculiarità (e profondità di campo) del valore f/2.8.
L’autofocus, testato su una D200 da me impiegata normalmente, si è dimostrato efficiente, rapido, silenzioso e senza pesanti incertezze. Tuttavia, almeno negli ingrandimenti tra 1:2 e 1:1, personalmente prediligo ancora la messa a fuoco manuale. Il diaframma è di tipo a 9 lamelle il che significa un’ottima restituzione dei punti luminosi fuori fuoco, regolarmente circolari e ben sfumati.

