La distanza effettiva di lavoro è ovviamente minore (26cm circa) poiché considera l’ingombro stesso dell’ottica. Il vecchio Micro Nikkor raggiunge il rapporto 1:2 da 71cm dal soggetto. In ambedue gli obiettivi la messa a fuoco è Internal Focusing (IF) per cui non avviene nessun cambiamento nelle dimensioni delle ottiche (allungamento del barilotto) durante l’operazione.
La versione autofocus adotta uno schema ottico piuttosto complesso, con 13 lenti in 8 gruppi; due elementi sono in vetro ottico ED (Extra low Dispersion), allo scopo di minimizzare l’aberrazione cromatica. Viene inoltre impiegato il sistema Nikon CRC (Close-Range Correction), a lenti flottanti, onde assicurare la migliore resa nelle brevi distanze di ripresa. La vecchia versione possiede invece uno schema ottico di nove lenti e nessun elemento speciale.
In ambedue i progetti la scala dei diaframmi disponibili è f/4 – f/32. Occorre qui ricordare che è sconsigliabile – se non assolutamente necessario – l’utilizzo dei diaframmi molto chiusi (f/22, f/32) anche nel campo delle brevi distanze poiché la diffrazione provoca un drastico abbassamento della nitidezza. Il diametro filtri è di 52mm nel vecchio Micro-Nikkor mentre nell’autofocus sale a 62mm.
La vecchia versione incorpora un paraluce telescopico, piuttosto efficiente, mentre il paraluce del modello autofocus è purtroppo disponibile come accessorio (sigla Nikon HN-30). Nonostante l’efficacia dei recenti trattamenti antiriflesso è assolutamente raccomandabile utilizzare costantemente il paraluce.
I test MTF (per i dettagli vedi Tutti Fotografi 7/8 del 2000 oppure la Fotoguida n°13 dello stesso editore) evidenziano per il modello AF una resa strumentale assolutamente meravigliosa: tanto per fare un esempio, a f/5.6 quest’obiettivo raggiunge lo stesso livello di nitidezza dell’AF-S D Nikkor 300mm f/2.8 ED II IF.
