Di contro, cosa si legge nel regolamento dei concorsi più qualificati? Leggiamo che la giuria valuterà soprattutto le immagini atipiche, insolite, con un’illuminazione inconsueta, che “interpretano” il soggetto più che documentarlo, insomma immagini in cui emerge la abilità creativa dell’autore. Quindi, in questo ambito sono richieste fotografie di linguaggio completamente differente rispetto al nostro primo esempio.
Infine, prendiamo il caso di un articolo per una rivista del settore natura / geografia. Che tipologia di scatti verrà considerata? Stavolta, la redazione ci richiederà probabilmente una via di mezzo tra i due estremi, ovvero una selezione equilibrata in cui si alternano immagini insolite e personali con altre più ordinare, più vicine alla cultura visiva del lettore medio.
È evidente quindi che non esiste l’immagine “perfetta” ma l’immagine “adatta” a determinati utilizzi. Una fotografia che non soddisfa i requisiti per i posti alti di un concorso può trovare un’ottima collocazione nel settore editoriale appropriato. È valido anche il contrario naturalmente: un’immagine di raffinata interpretazione difficilmente potrà essere inserita in una pubblicazione dove si richiede in primis un’ottima leggibilità del soggetto.
Come è possibile concludere? Affermando che i nostri criteri di valutazione sono spesso decisamente superficiali, “chiusi”, rigidi e affrettati, senza considerare tutte le possibili vie di utilizzo commerciale di un’immagine.
per testo e immagini
Ioannis Schinezos
