Ma cosa ha spinto questi gruppi di macachi in un’area così estrema dal punto di vista climatico? Quasi certamente la necessità di sfuggire all’espansione antropica e di evitare competizioni territoriali con popolazioni molto più aggressive. Dal punto di vista somatico gli adattamenti non sono sostanziali rispetto ai gruppi dei territori costieri o di pianura: la corporatura è più robusta, la pelliccia decisamente più folta e la coda più corta. In realtà sono gli adattamenti comportamentali che contraddistinguono questa popolazione, come appunto le lunghe immersioni nelle vasche termali, i gruppi meno numerosi e la “non attività” durante il periodo invernale. Grazie alla protezione offerta dalla pelliccia, essi non disperdono rapidamente calore attraverso il corpo mantenendone a lungo i benefici, anche fuori dell’acqua. Durante le belle giornate invernali essi amano comunque esporsi a lungo anche al sole. Gli adulti approfittano delle acque termali anche nei mesi di passaggio particolarmente freddi, ma mai in estate; i giovani esemplari socializzano giocando nelle vasche calde anche nella bella stagione.
Questo è in breve il meraviglioso Giappone selvaggio: gli emozionanti spettacoli delle gru, le grida delle aquile, i cigni immobili come statue nel mezzo dei laghi ghiacciati, i visi dei macachi nelle pozze d’acqua calda. Non c’è da sperare che continui a esistere, per sempre, come è successo da milioni di anni.
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