Non si può lasciare il paese senza visitare la splendida regione montagnosa di Nagano che, per le sue vette, viene soprannominata il tetto del Giappone. L’area è famosa al grosso pubblico per aver ospitato nel 1998 le olimpiadi invernali. Bisogna volare di nuovo nell’isola di Honshu dove, incastonato tra le montagne a Nord di Nagano, si trova il Parco Nazionale di Jigokudani (letteralmente Valle infernale). Si tratta di una gola attiva dal punto di vista geotermico, nella valle del fiume Yokoyu, con numerose sorgenti termali. Nonostante Nagano disti solo 200km da Tokyo, appare un universo naturale sospeso in un tempo ben più lontano: in inverno soffiano i gelidi e rabbiosi venti siberiani, la neve cade abbondantissima e le temperature a febbraio possono toccare i -20°C. Un ambiente severo e ostile, dove ci si aspetterebbero ben poche forme di vita ne tantomeno la presenza di un primate solitamente associato ai caldi climi tropicali come le scimmie. La zona infatti ospita una popolazione di circa 250 macachi giapponesi (Macaca fuscata).
Nessun’altra scimmia se non questa, dalla folta pelliccia e dall’inconfondibile volto reso rosso dall’afflusso di sangue nei capillari, si spinge così a nord e si mostra in grado di affrontare condizioni di vita così estreme. Ma le sorprese non finiscono qui, poiché la peculiarità di questa popolazione consiste nell’abitudine “culturale” di immergersi nelle calde acque termali del parco per sfuggire ai rigori dell’inverno.
Animali sociali, rispettati e considerati dai giapponesi messaggeri dei boschi, i macachi formano nuclei familiari molto uniti e durante la stagione invernale trascorrono la maggior parte del loro tempo immersi nell’acqua calda intenti a pulirsi il mantello. Questo comportamento che in etologia viene definito grooming, svolge un’importante funzione non solo dal punto di vista della socializzazione, ma anche come integrazione proteica; i macachi infatti ingerendo i pidocchi, sopperiscono alla carenza di proteine nella loro dieta costituita nel periodo invernale, per lo più da cortecce. Un supplemento di cibo arriva tuttavia anche dal personale del Parco, soprattutto durante condizioni climatiche persistentemente proibitive.

