Ed infatti poco lontano sento un incredibile frastuono: sono due Urogalli in combattimento, ma purtroppo non riesco a vedere nulla: la posizione non è favorevole e non intendo sporgermi dalla tenda per non disturbarli.
Poi, d’improvviso e magicamente, il bosco si riappropria del suo silenzio. Attendo ancora qualche minuto, ma la prima sensazione è quella giusta: i contendenti sono volati via, ma domani, c’è da stare sicuri, riprenderanno possesso del loro territorio e il sipario si riaprirà per una nuova e immutabile rappresentazione.
Il Gallo Cedrone è purtroppo in regresso in tutto il suo areale a causa di molteplici motivazioni legate ai cambiamenti climatici e altresì alla sua scarsa adattabilità rispetto alle variazioni sempre più incisive che interessano il suo ambiente. Quest’ultimo infatti deve rispondere a canoni ben precisi. Innanzitutto il suo home range è pari mediamente a 550 ha (Storch 1995); inoltre ha bisogno che i siti di corteggiamento, di nidificazione, di allevamento, di pastura e di svernamento rispondano a ben determinate caratteristiche, soddisfatte generalmente dalla presenza di boschi misti naturali con piccole radure e ricco sottobosco.
Le conifere in inverno diventano fondamentali in quanto nella cattiva stagione l’unico nutrimento è rappresentato dagli aghi di pino o di abete.
D’estate invece è importante la presenza di un sottobosco ricco di ericacee che, oltre a garantire un’efficace protezione visiva, consenta di accedere ad un nutrimento vario e abbondante.
Durante i sei giorni passati in Svezia, ne ho dedicati quattro al Gallo Cedrone e due al Gallo Forcello.
Le condizioni sono tuttavia completamente diverse. Innanzitutto le arene dei Galli Forcelli tendono ad essere localizzate in luoghi completamente aperti e spesso anche i laghi ghiacciati sono utilizzati allo scopo. Generalmente i problemi di carenza di luce sono molto più limitati e inoltre il numero degli esemplari presenti nell’arena è enormemente più alto. Nel lek da me frequentato erano presenti mediamente 40 maschi.

