. .

Naturaemagazine
è una rivista online di Fotografia naturalistica

Direttore editoriale
Ioannis Schinezos

Web design
Gianni Triggiani
Loriana Martin

Aspetti legali

72067222d6c66377b1795f0f55d3b46c

L’uomo-orchestra
Il secondo punto che Niall affronta riguarda la fine ormai prossima di quello che definisce “il solitario uomo-orchestra”. È assolutamente vero: la quasi totalità dei fotografi – e non solo nel mondo della natura – siamo professionisti “solitari” e questo ci rende particolarmente vulnerabili in un mercato in rapida evoluzione, conteso anche da altre specializzazioni del campo multi-mediale. Poiché è molto difficile per un fotografo professionista dedicarsi contemporaneamente e con successo a più settori applicativi e mezzi espressivi (immaginate, ad esempio, fotografia e video-ripresa), è utile formare piccoli gruppi di lavoro con professionisti di competenze diversificate allo scopo di sviluppare nuove idee o proporre il proprio lavoro in modo differente e creativo. “Io sono sempre aperto a esperienze del genere” scrive Benvie.
Io aggiungerei che anche i lavori collettivi tra fotografi sarebbero da auspicare ma, si sa, questo è un terreno minato…

Il mercato
Le agenzie di stock sono colme di immagini di natura generiche e si avverte già la necessità di ricercare linguaggi e approcci differenti, e non solo di soggetti naturali rari e localizzati in luoghi distanti. Importante ora diviene non tanto il soggetto ma il modo di ripresa, magari singolare, personale e creativo. Anche queste affermazioni mi trovano concorde: è inutile sovrapporsi in mercati già saturi ma occorre individuare nuove strade da seguire, nuovi target. Mi domando, ad esempio, quante probabilità ha un fotografo di natura generico a vendere con successo immagini di leoni scattate da una qualsiasi jeep nella savana? La risposta è: minime, forse nulle, poiché immagini di questo tipo se ne vedono a centinaia e, soprattutto, sono disponibili con quotazioni commerciali assolutamente ridicole (specialmente in rete). Solo uno scatto davvero singolare potrebbe “inserirsi” in una realtà commerciale simile. Diverso è certamente il caso di certi fotografi che conoscono la savana come il proprio giardino.

Il ritorno a casa
Ovvero: ri-visitare con occhi diversi gli ambienti naturali con i quali si ha più familiarità, e non ricercarne per forza altri, distanti ed esotici. Non si tratta di un ripiego guidato da questioni di carattere economico: solo l’esplorazione di luoghi che si conoscono approfonditamente può portare a immagini inconsuete. Solo se si è in grado di conoscere, di scavare oltre la superficie si potrà pianificare e scattare immagini che vanno oltre la visione ordinaria. Certo, volendo riprendere l’orso grizzly occorre volare fino in Alaska ma spero sia stato inteso il “nocciolo” della questione.
Ora ci potrebbe essere un obiezione: come fanno i fotografi del National Geographic a riprendere così bene ed “entrare nell’argomento” pur scattando quasi sempre lontano da casa? Anzitutto consideriamo come dato di fatto la loro innegabile bravura ma, se avete immaginato dei tizi che vagano qua e la in cerca di scene straordinarie o specie rarissime di animali, siete lontani dalla realtà: il lavoro di quei fotografi è supportato non solo da una documentazione preventiva assolutamente minuziosa ma anche, sul campo, da team di consulenti ed esperti naturalisti del luogo. Ecco perché i loro lavori arrivano a toccare così efficacemente lo spirito del luogo, pur scattando in realtà in aree sconosciute.

La professione del fotografo (di natura) non può non risentire delle vicende economiche attuali; e così come gli economisti cercano nuovi modelli più sostenibili - e più ragionevoli, se volete - altrettanto è necessario fare nel nostro settore, individuando nuovi equilibri, nuove idee, nuove strade.

Copyright 2009 per il testo
Ioannis Schinezos



 




pagine 1 2