Non sono molti i fotografi naturalisti professionisti che sentano il bisogno di dire “qualcosa” oltreché mostrare le proprie immagini; che avvertano la necessità di mettersi in discussione esprimendo apertamente il proprio parere. Avviene così che la maggior parte dei siti in rete sono ricchissimi di immagini ma risultano vuoti di parole. Curiosando recentemente nel sito di Niall Benvie, il noto professionista inglese, ho letto tra gli altri un breve articolo in cui il fotografo espone alcune riflessioni sul futuro della fotografia naturalistica a livello professionale. Ho trovato questi scritti non solo interessanti ma anche perfettamente coincidenti con il mio pensiero e volevo perciò esporli qui aggiungendo qualche ulteriore considerazione.
Per comprendere fino il fondo il contenuto e i ragionamenti è importante intendere soprattutto la diversa visione che caratterizza un fotografo professionista rispetto al dilettante, indipendentemente dalla loro formazione, esperienza sul campo e abilità.
La natura-bordello
Certo, l’espressione di Benvie non è tra le più leggere definendo “nature-photo brothels”, ovvero “luoghi-bordello”, i più conosciuti santuari che attirano i fotografi di natura. Scrive:
“Per i fotografi professionisti spendere tempo e denaro visitando i famosi “bordelli della fotografia della natura” cesserà di avere senso molto presto. Perché? La richiesta di immagini del genere è già coperta da competenti fotografi dilettanti che distribuiscono il loro lavoro in rete. La cosa migliore è individuare nuove aree e abbandonare anche queste non appena le fotografie iniziano ad apparire con frequenza nelle competizioni internazionali. In più, la forte domanda di accesso a certi santuari da parte dei fotografi non professionisti ha incoraggiato gli operatori del settore (agenzie, organizzatori, n.d.t) a innalzare i prezzi. E si sa: alti costi di produzione significano cattivi affari.”
Mi trovo assolutamente d’accordo con queste affermazioni, anche se piuttosto radicali, e considero del tutto sproporzionale il rapporto costo/benefici per molte di queste destinazioni. Sto parlando sempre di viaggi pianificati con intenti professionali dai quali il fotografo DEVE ricavare un certo profitto economico con la vendita successiva delle immagini. Un fotografo dilettante potrebbe rimanere anche insensibile a questo aspetto poiché ha un'altra professione che lo sostiene economicamente. Ora, è ovvio, nulla vieta a ognuno di noi spendere tre, cinque, sette o diecimila euro per visitare con tutti i comfort un luogo interessante dal punto di vista naturalistico o per osservare e fotografare una determinata specie ma: dal punto di vista strettamente professionale, la riuscita di un viaggio si misura soprattutto dalla quantità / qualità del materiale ottenuto. Uno o due soggetti ripresi dagli stessi capanni utilizzati da decine e decine di altri fotografi, dalla stessa angolazione, dalla stessa distanza e con gli stessi obiettivi non potrà - se non raramente – produrre scatti eccezionali.
Tutti questi ragionamenti potrebbero apparire troppo “crudi” ma alla fine – che piaccia o meno – in ogni professione si ha a che fare con i numeri.
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