Fotografare in montagna, specialmente durante il periodo invernale, richiede notevole impegno. Nessun habitat è da banalizzare nella fotografia della natura ma, per le caratteristiche ambientali (altitudine, terreni accidentati, meteorologia variabile…), le riprese in quota vanno pianificate con un minimo di attenzione in più.
Primo problema è il peso e la composizione dell’attrezzatura che, ovviamente, dipende dal soggetto e dall’habitat specifico. Uccelli e mammiferi, più i primi dei secondi, richiedono focali lunghe e, com’è noto, gli obiettivi potenti non sono pesi-piuma. La situazione diventa più critica nel caso di riprese con l’utilizzo del treppiede (almeno 2.5-3kg in più) e/o di un capanno portatile.
Per quanto riguarda le focali, il 300mm è la base per le riprese degli animali in ambiente montano. Con sensori minori del 24x36mm con fattore moltiplicativo 1.5X, quest’obiettivo “diventa” un 450mm e con un teleconverter 1.4X o 1.7X arriva a 630mm e 765mm, rispettivamente, fornendo un notevole potere di avvicinamento. La situazione è differente con sensori 24x36mm che non vanno oltre i 420mm e 510mm con i moltiplicatori soprannominati. Da notare tuttavia che, con alcuni mammiferi di dimensioni medio-grandi, non sono da escludere focali più corte (ad esempio uno zoom 70-200mm o similare) che consentono di ambientare il soggetto.
