NdT: la PDC in macro è stimabile dalla relazione PDC =[2 x CDC x f x (R+1)]/(R²), dove f è l’apertura relativa e R il rapporto di ingrandimento.
L’applicazione di questa relazione porta inequivocabilmente a calcolare valori di PDC indipendenti dalla lunghezza focale e dall’asimmetria eventuale dello schema ottico. E’ interessante ciò che ci fa notare Paul: con i grandangoli in macro si ha meno PDC che con i tele. Tutto all’opposto di quanto ci porterebbe a concludere la pedissequa applicazione dei luoghi comuni!
4. I tele comprimono la prospettiva mentre i grandangoli danno profondità
Un obiettivo non offre alcuna prospettiva. La prospettiva è unicamente determinata dal punto di osservazione scelto dal fotografo, non dalla scelta di un obiettivo piuttosto che un altro. In termini ottici il punto di osservazione del fotografo è situato al centro della pupilla di entrata dell’obiettivo. Se questo punto è tenuto costante, la lunghezza focale ha una influenza “nulla” sulla prospettiva. I fotografi possono ricercare “effetti grandangolari drammatici” scegliendo un punto di ripresa vicino in modo da esagerare il rapporto soggetto-sfondo. Ma questo effetto è connesso ad un punto di ripresa volutamente ravvicinato. Ad accrescere la confusione contribuisce anche il modo scorretto di osservare le stampe o una proiezione fotografica. Un’immagine grandangolare andrebbe osservata da vicino mentre un’immagine ripresa con un tele va vista da distanza maggiore. Di fatto però le persone ammirano le stampe o una proiezione stando alla stessa distanza di osservazione, più o meno giusta per riprese fatte con obiettivi normali, ma che comporta effetti prospettici apparenti per immagini riprese con obiettivi di corta o lunga focale.
NdT: L’affermazione 4 dunque andrebbe sostituita con la seguente: “La prospettiva dipende dalla distanza di ripresa”.
(Fine Prima Parte)
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Riccardo Polini
