Mi sono capitati in mano recentemente alcuni vecchi numeri delle riviste che hanno fatto la storia dell’editoria naturalistica in Italia. Parlo di Airone di quel tempo, di Oasis, ma anche di Aqva e di Silva (riviste non molto conosciute ma bellissime, ideate e dirette da Egidio Gavazzi, il fondatore di Airone). Cos’è cambiato da allora? Intendo dire, cos’è cambiato dal punto di vista strettamente fotografico e negli articoli pubblicati in generale? A mio parere, le fotografie erano in qualche modo più “ingenue” nel senso buono del termine, più semplici strutturalmente, ma che in molti casi denotavano una reale conoscenza del soggetto. Ora le immagini sono indubbiamente più avanzate, più spettacolari, tecnicamente impeccabili, ma spesso mancano di “personalità”. Oggi - con le eccezioni del caso naturalmente - i fotografi si assomigliano stilisticamente poiché la rete globale non consente più segreti. Facendo un excursus sui siti dei fotografi che vanno per la maggiore nella ripresa degli insetti, solo per fare un esempio, non troverete differenze sostanziali: avrete davanti fotografie simili, ineccepibili dal punto di vista tecnico, ma senza “firma”. Inoltre, la tendenza di frequentare gli stessi posti, gli stessi capanni, riprendere gli stessi soggetti, porta inevitabilmente a immagini simili se non proprio uguali. In casi del genere, solo la fortuna o una spiccata creatività da parte del fotografo potrà fare la differenza.
Personalmente ho sempre considerato lo stile personale come la maggiore qualità nella fotografia e, dovendo consigliare un giovane che inizia, lo spingerei a creare e mantenere un “linguaggio” proprio.
E per quanto riguarda il contenuto degli articoli?

