Ovviamente non tutte le immagini sono idonee per una conversione rettangolare > quadrato: dipende dalla natura del soggetto, dal suo orientamento nello spazio, dagli spazi liberi dell’inquadratura originale. Qualcuno potrebbe considerare tutti questi passaggi di formato un po’ forzati: quest’articolo vuole solo raccontare alcune esperienze personali senza dettare modi di ragionare o di agire. Personalmente il quadrato oggi a me piace perché diverso, perché fuori moda, perché poco considerato.
Alla fine di questo breve scritto, al di là delle considerazioni sui singoli formati e delle preferenze personali, credo emerga chiaramente quanto, in fondo, importante rimanga il fotografo e di quanto povero rimane il mezzo tecnico nella costruzione di una (buona) immagine. Un tempo di 1/1000sec congela sicuramente il volo di un uccello così come la profondità di campo a determinati diaframmi e rapporti di ingrandimento può essere calcolata con precisione: questi sono concetti derivati da leggi fisiche e quindi non soggetti a revisione. Quello invece che non è mai ovvio è il modo in cui il fotografo esplora l’universo naturale attraverso il proprio mirino. Prendete la stessa fotocamera, lo stesso obiettivo, lo stesso soggetto, ma ponete dietro due fotografi diversi e avrete due immagini assolutamente differenti. E molto spesso, da una parte avrete un capolavoro e dall’altra un’immagine modesta e insignificante. Questa è la differenza tra la fotografia e una fotografia.
Ioannis Schinezos
