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Naturaemagazine
è una rivista online di Fotografia naturalistica

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Queste prove pratiche prendono spunto dalla trasmissione televisiva “Travels to the Edge” di Art Wolfe, il noto professionista statunitense, autore di numerosissimi articoli e libri che riguardano la fotografia della natura. Si tratta di una bella trasmissione settimanale, andata in onda su Sky Dove TV, che mostra il fotografo in azione in diversi santuari naturali nel mondo. In una delle ultime puntate il fotografo si trovava in Madagascar per riprendere, tra l’altro, le numerose specie di camaleonti che popolano quella meravigliosa isola-continente.
Art Wolfe è un fotografo professionista eclettico, abile e creativo sia nel paesaggio sia nella ripresa degli animali, a breve o lunga distanza.  Per ritrarre questi piccoli rettili sul campo nel loro ambiente naturale (questo è importante: non in situazioni controllate), Wolfe utilizzava prevalentemente uno zoom Canon 70-210mm f/2.8 abbinato a un moltiplicatore di focale; tutte le riprese venivano effettuate con la fotocamera fissata su un robusto treppiede. Com’è noto, esistono tre metodi per impiegare un obiettivo tradizionale in riprese ravvicinate: abbinare all’ottica aggiuntivi ottici (lenti addizionali, moltiplicatori di focale) oppure meccanici (tubi di prolunga/soffietti). Salvo qualche eccezione, l’impiego delle lenti addizionali non è utilizzato in ambito professionale, sia per la qualità non altissima delle immagini ricavate che per i rapporti di riproduzione ottenuti. Molto più utilizzati, invece, tubi di prolunga e teleconverters.  Perché abbinare questi aggiuntivi proprio a un telezoom 70-200mm o 80-200mm con luminosità f/2.8? Primo, perché questi obiettivi sono quasi sempre presenti nell’attrezzatura di un fotografo naturalista e, secondo, perché questa combinazione (telezoom+teleconverter, telezoom+tubi di prolunga) è molto utile per riprendere sul campo soggetti come piante, piccoli rettili, anfibi e insetti di dimensioni generose, mantenendo una buona distanza di lavoro. Si evita in questo modo di portare nello zaino anche uno o due ottiche macro vere e proprie risparmiando sul peso totale dell’attrezzatura trasportata. Ma questa “comodità” quanto può costare in termini di resa ottica? E poi, quali differenze qualitative possono esserci tra abbinamenti del genere e un telemacro 200mm, un’ottica specializzata nella ripresa da breve distanza?

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