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Naturaemagazine
è una rivista online di Fotografia naturalistica

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Fra le tante mete possibili per chi ama viaggiare con la macchina fotografica nella natura, un posto particolare lo occupa il Cile. Il fascino di quei territori aspri e desolati ci ha spinto a realizzare un sogno: un lungo viaggio via terra che ci porterà a percorrere nel nord del Cile, il deserto di Atacama, io e la mia compagna Manuela con una coppia di amici.

Il deserto di Atacama è il più arido del mondo e si estende su di un altopiano in quote comprese fra i 3000 e i 4000 metri slm. Durante l'estate antartica (corrispondente al ns. inverno) il clima d'alta quota impone protezioni adeguate per il sole e per il vento, sempre presente, a volte con intensità tale da creare difficoltà nel mantenersi stabili. Fotografare senza mosso o cercare un orizzonte allineato, diventa una difficoltà da non sottovalutare. L'arrivo a Santiago dopo un lungo volo e sei ore in meno di fuso orario, consiglia una breve sosta organizativa. Sarà utilissima una tanica di carburante di riserva per la jeep e per noi delle “thermos” per bevande calde che saranno molto apprezzate nel duro clima dell'altopiano.

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La nostra prima tappa, 1000 chilometri a nord di Santiago, è Chanaral, un desolato paese affacciato sul Pacifico, dove l'estrazione mineraria del rame ha causato un grave inquinamento del territorio da arsenico. Ma è anche l'unico punto di appoggio per una visita di qualche giorno nel “Parque Nacional Pan de Azucar”. Situato poco più a nord, si estende dalla costa dell'Oceano Pacifico verso l'interno in un territorio desertico dove tuttavia, grazie all'umidità proveniente dall'oceano stesso, prosperano numerose specie di cactus e succulente. In questo ambiente è normale vedere i licheni crescere rigogliosi su una pianta desertica, in una ben strana simbiosi vegetale. L'altro punto di interesse è la corrente di Humbolt che lambisce la costa. E' una corrente fredda che proviene dall'Oceano Pacifico Australe ed è ricca di nutrienti che costituiscono la base di una intera catena alimentare. Così si spiega la presenza a questa latitudine dei pinguini di Humbolt e dei leoni marini, oltre ad uno stuolo di pellicani (Pelecanus thagus), cormorani zampe rosse (Phalacrocorax gaimardi) ed altri uccelli marini che qui trovano abbondanza di cibo. All'interno del parco la presenza di animali si fa più rara. I guanachi selvatici non sono molto numerosi, sono diffidenti e difficili da avvicinare. Non così le volpi del deserto che hanno trovato supplementi di cibo dai rari turisti di passaggio.

 

 

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