L’immagine di natura sta vivendo una fase di crisi? In parte, sì. E’ sin troppo semplicistico tracciare un parallelismo tra la crisi della società italiana e quello che sempre più spesso vedo nel mondo della fotografia naturalistica. Da un lato il nostro Paese sta attraversando la crisi economica più seria dal dopoguerra, caratterizzata da una lunga fase di scarsa crescita (diciamolo pure, di stagnazione), la cui cronicità ha indotto larghi strati della popolazione ad una perdita di fiducia nel futuro. Per molti di noi il pessimismo della ragione sta avendo il sopravvento sull’ottimismo della volontà. Lungi da me il voler fare un’analisi della situazione sociale ed economica del nostro Paese; mi limito solo a fare una “fotografia”. Torniamo dunque a parlare di fotografia. La situazione generale, dicevo all’inizio, sembra produrre strani effetti anche nel nostro specifico, piccolo e limitato settore della fotografia naturalistica. Ne colgo i segnali osservando il comportamento di chi opera dentro o “intorno” al nostro piccolo mondo. Un mondo in cui - soprattutto in Italia - il ruolo di protagonista è svolto da fotografi “non-professionisti” dotati – taluni – di notevolissime capacità tecniche e sensibilità artistiche. Esiste dunque un mondo di “amatori”, che dedicano molto del loro tempo e delle loro energie alla produzione di immagini di natura. Sento che sta venendo meno, però, il ruolo “sociale” del fotografo naturalista, dilettante o professionista che sia. “La Natura racchiusa nel rettangolo di una inquadratura non è solo arte o documento, ma anche una forma di partecipazione sociale alla tutela dell’ambiente”. Condivido pienamente questa frase della giornalista Alessandra Ferretti. Ma sento anche che il fotografo naturalista – sempre più spesso – fotografa forse più per sé che per diffondere conoscenza e sensibilità. Si badi bene: questo “egoismo” vale anche per me. Ma ho elementi per dire che non vale “solo” per me. Ed ho l’impressione che il trend sia in crescita. Il desiderio costante di autoaffermazione e la ricerca un po’ infantile della gratificazione altrui sono alla base di comportamenti che inducono alcuni a “manipolare” le immagini per avere più chance di pubblicazione o di affermazione ad un Concorso fotografico con l’unico effetto, alla fin fine, di screditare il Concorso in questione. Non voglio citare esempi, o fare riferimenti specifici ad immagini “sospette” di cui ho sentito parlare. Di certo è sintomatica la recente iniziativa di far girare un petizione per chiedere che tutti i concorsi fotografici a tema naturalistico vincolino i concorrenti a mettere a disposizione delle giurie i file RAW o le diapositive originali.
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