Negli ultimi anni mi sono dedicato con maggiore attenzione a qualche specie, con notevole pazienza e certamente senza l'assillo di dover a tutti i costi ottenere grandi fotografie. Ad esempio ho seguito per sette anni, dal 1994 al 2000 lo svasso maggiore, da marzo a giugno, e per la maggior parte delle giornate non ho ottenuto risultati apprezzabili dal punto di vista fotografico. Ma ho avuto ugualmente grosse soddisfazioni e soprattutto posso dire di conoscere abbastanza i cicli della vita dello svasso.
Ritornando alla domanda rivolta agli ambienti africani, gli esempi sono innumerevoli.
Ma ricordo con grande emozione i dieci giorni trascorsi assieme ad una famiglia di ghepardi, composta dalla madre e dai quattro cuccioli di circa 7/8 mesi. Dal punto di vista prettamente fotografico forse i risultati non sono stati eccezionali, ma ho avuto la possibilità di imparare tantissimo sul comportamento dei ghepardi. Stavo vicino a loro tutto il giorno, dall'alba al tramonto e poi al mattino successivo, partendo quando era ancora buio, li cercavo fino a trovarli.
Un giorno li ho trovati solo verso il tramonto, però in un momento magico ed il risultato si vede sulla copertina del mio libro "Nel regno degli animali - dall'Alaska al Serengeti".
Due anni dopo ho ritrovato tre dei quattro cuccioli, ormai cresciuti, che formavano un gruppo di soli maschi e ho potuto seguirli nelle varie azioni di caccia allo gnu. Splendidi cacciatori, forti e ben determinati.
D. Hai iniziato a riprendere in digitale oppure utilizzi tuttora i tradizionali apparecchi analogici?
R. Fino ad oggi ho sempre scattato con apparecchi tradizionali, non possiedo ancora alcuna digitale. Ho cominciato da poco ad approfondire l'argomento, i vantaggi effettivamente del sistema digitale sembrano essere molteplici. Ma non ho ancora deciso di passare al digitale. Probabilmente è solo questione di tempo …

