E’ insensato esprimere dei giudizi assoluti nel campo della fotografia. Oppure, tentare improbabili paragoni. Ad esempio, chi è il miglior fotografo naturalista europeo? Impossibile la risposta, se non indicare almeno una decina di nomi per ogni singolo campo d’applicazione, dal paesaggio agli animali, dalla ripresa ravvicinata a quella subacquea. Un po’ più facile il compito nel caso si parli di un campo di ripresa ben specifico, nel nostro caso quello della fauna africana.
Tra i fotografi italiani che si sono occupati con una certa costanza di quest'ultima, Pierluigi Rizzato detiene un posto d'eccezione. E’ mia opinione personale che la qualità del suo lavoro è paritaria - se non superiore - a quella dei più conosciuti fotografi europei, americani o giapponesi che hanno come terreno preferenziale di ripresa il continente africano. Le sue sono immagini forti, dense di carica emotiva, in cui emerge costantemente la lotta disperata per la sopravvivenza. In altre parole, l’essenza di quello straordinario mosaico di vita naturale che è l’Africa.
Ecco la nostra conversazione:
D. Ogni amore ha un inizio. Il tuo per l'Africa come è iniziato?
R. E' cominciato quasi per caso. Conoscevo una persona che era stata in Kenia decine di volte e ho chiesto se era possibile aggregarmi ad un viaggio successivo. Ho sempre avuto un forte interesse per la natura e gli animali e l'Africa poteva essere il luogo migliore per soddisfare questa passione. Così nel 1984 sono andato per la prima volta. Da allora sono tornato molte volte, e ho visitato la maggior parte dei parchi africani, anche se il mio luogo preferito rimane il Serengeti, nel nord della Tanzania. Mi organizzo il viaggio sempre da solo, scegliendo i percorsi e guidando personalmente il fuoristrada. Ho imparato un po' alla volta ad orientarmi anche nelle distese della savana o in boscaglia e a gestire i molteplici imprevisti che di volta in volta si presentano.
