Soprattutto negli scatti di paesaggio, l’occhio del fotografo deve andare oltre la grandiosità della scena, esplorarla e quasi sezionarla per individuare gli elementi base che vi si possono incontrare, selezionandoli ed estraendoli dall’intero panorama. Il motto è “semplificare”: isolare alcuni elementi caratteristici, ridurre la scena nelle sue componenti principali, che non distraggano l’osservatore, scoprire linee, colori, piani dominanti ed estrarli rendendoli i soggetti principali, i protagonisti dell’immagine.
A supporto di questo tentativo interviene la tecnica. Per esempio, nella fotografia di paesaggio, l’esigenza di semplificare è spesso risolta entrando nella scena, avvicinandosi alla ricerca del soggetto, sia fisicamente, sia otticamente. Fisicamente significa farsi vicino all’elemento, provare nuovi punti di vista, angolazioni e inquadrature, “lavorandolo” e sfruttando l’effetto che proviene da diverse posizioni e distanze.
Otticamente, l’utilizzo di un teleobiettivo (spesso nella gamma tra 70 e 300mm, utili gli zoom quando le possibilità di movimento sono limitate), permette da un lato di isolare gli elementi forti dell’immagine, dall’altro di sfruttare l’effetto di compressione dei piani prospettici tipico di questa categoria di lenti. Inoltre, la netta selezione resa possibile dai teleobiettivo consente di ritagliare un dettaglio della scena, isolarlo dal contesto senza dare riferimenti di scala fino alla possibilità di sfociare nell’astrattismo. Nella fotografia a distanza ravvicinata, dopo aver individuato un soggetto potenzialmente interessante, l’utilizzo di un diaframma molto aperto e quindi una messa a fuoco selettiva consente di accentrare l’attenzione solo sul determinato particolare, sul singolo elemento.

