La natura è complessa. Le modalità di interazione delle componenti biotiche ed abiotiche sulla superficie terrestre sono potenzialmente infinite e miriadi sono le morfologie di organizzazione strutturale di cellule, tessuti, piante, animali, cristalli, rocce. Nonostante tale complessità, però, la natura spesso si organizza in unità semplici, in elementi di base che vengono ripetuti nello spazio e che si manifestano a qualsiasi livello, dalla scala cellulare a quella di paesaggio: un esempio è fornito dalla medesima organizzazione dendritica dei bronchi e bronchioli nei polmoni dei mammiferi, dei rami di molte latifoglie, dei grandi reticoli fluviali. Si osservano cioè all’interno del mondo naturale serie di linee concentriche, parallele, intersecantesi, giustapposizioni di forme, alternanze di colori contrastanti. Con termine anglosassone, difficilmente traducibile se non con una perifrasi, tali elementi vengono definiti pattern.
Da minuti dettagli delle ali degli insetti, delle conchiglie, delle nervature delle foglie alle strature regolari di rocce o della sabbia, dal manto chiazzato o striato di alcuni animali fino a colline che si stagliano su diversi piani prospettici, i pattern sono diffusi a tutte le scale ed in tutte le forme naturali.
Anche nelle situazioni di natura “gestita” o modificata dall’uomo non è difficile scoprire elementi reiterati: la disposizione regolare dei campi coltivati, dei solchi arati sulla terra, le venature nel legno di una recinzione, le geometrie dei vigneti sono altri esempi di organizzazioni spaziali ordinate.
Il fotografo può sfruttare queste situazioni per creare immagini fortemente grafiche e talvolta astratte, concentrando la propria attenzione su due aspetti imprescindibili: la capacità di osservare e di semplificare unita ad un accorto uso della tecnica.
L’abilità visiva del cogliere il dettaglio da un soggetto più grande, di individuare il singolo particolare nella scena e di isolarlo è il primo passo per avvicinarsi al mondo dei pattern.

