La questione economica
Partendo nuovamente dal presupposto che un fotografo dilettante si sostiene non dalle fotografie che egli produce ma dal proprio lavoro, tende ad essere alquanto elastico qualora si tratti di cedere il proprio materiale per una pubblicazione. Anzi, si può affermare senza la possibilità di essere smentiti che la maggior parte delle immagini viene ceduta a titolo gratuito oppure con prezzi inadeguati, per la sola soddisfazione di vederla stampata e pubblicata. Ma non sarebbe corretto imputare tutto ai fotografi: in questo modo, anche molti editori hanno trovato preziosi (e insperati) alleati; anzi, si può dire che gli imprenditori del settore hanno tratto probabilmente i maggiori vantaggi da tutto ciò.
La tendenza tuttavia di cedere il proprio materiale gratuitamente o a prezzi impropri, innesca una serie di conseguenze, spesso irreversibili, per il mercato del settore. Basta provare a “penetrare” alcune realtà potenzialmente proficue per un fotografo naturalista professionista (i comuni, le regioni, i Parchi, i vari enti protezionistici, l’editoria del settore, ecc. ) per vedersi rifiutare persino un semplice incontro. La risposta è quasi sempre la stessa: vi è già moltissimo materiale fotografico a disposizione, molte proposte, in grandissima parte proveniente da fotografi dilettanti. Non importa se la qualità di tali archivi sia effettivamente all’altezza, basta questa esuberante presenza di immagini per ostacolare ogni ulteriore contatto.
È altrettanto vero che un professionista, qualora lo consideri vantaggioso, possa cedere a titolo gratuito i propri lavori; questa eventualità, che riguarda comunque un esiguo numero di casi, fa parte della propria strategia di comunicazione e di avvicinamento verso un determinato cliente o mercato.
Si può ancora obiettare: poiché un fotografo dilettante vende rispettando le vigenti leggi fiscali non ha altri obblighi da osservare. È vero, ma solo da uno strettissimo punto di vista. Proprio questa “verità” – ammesso che venga realmente rispettata - ha generato la confusione esistente, ha alterato il mercato, ha impedito ai fotografi professionisti di sviluppare un proprio percorso, di seguire un determinato tariffario.
Inoltre, occorre dare altresì una risposta soddisfacente al seguente quesito: perché un bancario-fotografo-dilettante può essere libero di invadere la mia attività mentre io se invado un’altra professione verrò giustamente accusato di “esercizio abusivo della professione”?
Chi segue con una certa costanza l’editoria del settore naturalistico, non potrà non notare che la maggior parte degli autori degli articoli si firma serenamente come “fotografo naturalista”. Ovviamente, il 99% di queste persone esercita altre professioni ma - pare - che questo non scandalizzi nessuno.
Vorrei infine far notare una conseguenza paradossale e assurda di tutto ciò: la completa assenza di regole ha scoraggiato anche i fotoamatori che avevano serie intenzioni di entrare nel mondo della fotografia professionale! Un cerchio senza fine, insomma.
Quali soluzioni?
Non è compito di una rivista formulare proposte, soprattutto per il fatto che, personalmente, non prediligo le soluzioni drastiche e assolute. Compito di questo articolo è solamente quello di informare, stimolare semmai una qualche riflessione sull’argomento. Compete al legislatore stabilire regole chiare, porre confini, in modo da consentire al fotografo professionista di misurarsi con un mercato di concorrenza ma non “inquinato”.
Al momento, tutto questo pare un traguardo davvero lontano.
Ioannis Schinezos