“Photography to the amateur is recreation,
to the professional it is work, and hard work too,
no matter how pleasurable it may be.”
“Per il dilettante la fotografia è svago,
per il professionista è lavoro, anzi duro lavoro,
per quanto piacevole possa essere.”
Edward Weston
L’argomento è davvero complicato, scomodo, e anche spiacevole da affrontare. Questo articolo è rimasto per quasi tre anni in redazione poiché volevamo misurare attentamente i pro e i contro della sua pubblicazione. Chi ci segue, lo sa: siamo una realtà indipendente e, se da una parte in questa indipendenza vi si nascondono sacrificio e passione, dall’altra parte non dobbiamo seguire linee, indirizzi e suggerimenti di comportamento “politicamente corretto”. D’altro canto, attorno sono rarissimi gli esempi di un dibattito, in rete o su carta, che sappia andare oltre megapixel, risoluzioni e nanocristalli. L’intento di chi scrive non è una sterile polemica e nemmeno quello di rivolgere accuse velate; pur tuttavia, è stimolante esprimere alcune considerazioni su una questione che è stata (da sempre) accuratamente evitata dalla stampa specializzata.
Poiché l’argomento può generare non pochi equivoci, insisto nel precisare che quanto segue non va contro le persone ma contro la situazione generale esistente, certamente non lineare, caratterizzata dalla totale assenza di una regolamentazione del mercato della fotografia. Partiamo dalla “radice” formulando un quesito elementare, addirittura ridicolo, ma di basilare importanza per comprendere tutti i ragionamenti successivi. Chi è un fotografo? Chiunque (un avvocato, un impiegato, un architetto, una casalinga …) utilizzi una fotocamera oppure colui che della fotografia fa il suo unico mezzo di sostentamento?
È semplice la risposta: il primo è un fotografo dilettante, il secondo è un fotografo professionista.
Allora, cosa distingue effettivamente il primo dal secondo?
Dal punto di vista delle capacità di produrre materiale fotografico di qualità, direi relativamente poco. Esistono in Italia - come altrove - fotografi dilettanti di grande bravura e su questo c’è poco da discutere. Tuttavia sarebbe errato fermarsi qui, poiché di differenze ve ne sono molte, fondamentali.
Il fotografo dilettante riprende abitualmente ciò che lo ispira, lo fa solamente quando ha tempo libero, investe esclusivamente quando ha la disponibilità economica, può permettersi di essere alquanto selettivo per quanto riguarda i soggetti. Tutto questo per il fatto che egli ha un altro lavoro che lo sostiene economicamente.
Il fotografo professionista deve produrre costantemente buon materiale senza tralasciare il rapporto costo / beneficio, deve investire forzatamente in attrezzature per rimanere competitivo e in linea con le recenti tecnologie, deve seguire attentamente lo sviluppo e le tendenze del mercato editoriale, deve sostenere delle consistenti spese per la promozione dell’attività, per gli aggiornamenti professionali, ecc. Se ha un lavoro commissionato, lo deve saper svolgere in modo soddisfacente - qualsiasi sia l’argomento e il soggetto - sapendo superare gli imprevisti e le difficoltà pratiche che – come tutti noi conosciamo – si possono incontrare nel lavoro sul campo. Tutto questo, molto spesso, in un arco di tempo relativamente breve. Insomma, deve (scrivo: DEVE) concludere con successo il lavoro.
Se un fotografo dilettante fa di tutto per pubblicare un libro, lo fa solitamente per accarezzare la propria vanità; un fotografo professionista parte invece dalla considerazione che un’operazione del genere porterà a) un certo beneficio economico, anche se esiguo b) una buona visibilità del proprio lavoro al largo pubblico.
