Ne abbiamo parlato anche in un articolo recente: negli anni settanta e ottanta, quando diverse aree naturali del pianeta dovevano ancora essere “scoperte” dal punto di vista fotografico, bastava spesso una semplice immagine di documentazione per farci rimanere a bocca aperta. E' stato così con gli animali ed i paesaggi delle Isole Galapagos, dell'Africa, della Patagonia, dell'Antartide e via dicendo. Basta sfogliare i periodici di natura di quel periodo per constatare con facilità tutto ciò; oggi, immagini simili farebbero sicuramente sorridere un photo-editor.
Nella quasi totalità di quelle fotografie, la partecipazione del fotografo - intendo la sua partecipazione "attiva" nella costruzione dell'immagine - era in realtà minima. L'unico merito era quello di trovarsi in un posto di straordinaria bellezza e di aver prodotto un'immagine tecnicamente ordinaria.
Negli ultimi anni la situazione è radicalmente cambiata. Ogni angolo del pianeta è raggiungibile rapidamente e con facilità. E' sufficiente rivolgersi ad una delle numerose agenzie specializzate per far parte di viaggi accuratamente pianificati; e con la sicurezza pressoché assoluta di incontrare e fotografare le specie più caratteristiche del luogo in questione.
Com'era prevedibile, tutto questo ha portato notevoli cambiamenti sia nel mercato della fotografia sia nella valutazione delle immagini. Ora non è più sufficiente affacciarsi col teleobiettivo dal finestrino della jeep, in Tanzania, per produrre immagini valide; semplicemente perché di immagini africane se ne vedono a migliaia… Non basta trovarsi nel deserto australiano o in Antartide poiché, anche in questo caso, le immagini sono ormai la normalità. Occorre ben altro.
E quell'altro si chiama "creatività".
